Storie di ricami e tappeti: Alighiero Boetti
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| Alighiero Boetti, senza titolo |
Alighiero Boetti nasce il 16 dicembre 1940 a Torino. Proveniente da una famiglia nobile, suo padre è avvocato e la madre violinista.
Boetti si avvicina alla pratica artistica da autodidatta dopo aver interrotto i suoi studi in Economia e Commercio all'Università di Torino.
Grande appassionato di esoterismo, filosofia, scritture codificate e matematica, per l'artista gli acquerelli di Wols e i tagli di Fontana, visti alla Galleria Galatea di Torino, diventano fondamentali per avvicinarsi all'arte.
Già da giovane però Boetti si guarda altrove e scopre le culture extra-europee, facendo poi del medio Oriente meta fissa di importanti viaggi e commissioni artistiche.
A vent'anni si reca a Parigi per studiare incisione e fra le sue prime opere troviamo disegni su china di oggetti per la registrazione: microfoni, cineprese, registratori. Sono per lo più monotipi e tutti realizzati nello studio di Torino tornato dal soggiorno parigino.
Nel 1966 l'artista comincia a realizzare opere tridimensionali e nello stesso periodo si avvicina all'Arte povera.
Partecipa alle più significative mostre del gruppo nato nel 1967, ma all’interno di questo la sua posizione è coscientemente quella dell'isolato, di chi ha bisogno di trovare un proprio percorso al di là delle regole più o meno dettate da un gruppo di artisti.
Partecipa alla mostra di Amalfi, proposta dal gruppo nel 1968, intitolata Arte povera più azioni povere, che rappresenta per l’artista un periodo di profonda riflessione e di cambiamento.
L'artista infatti porta un'opera dal titolo Shaman-Showman, che rappresenta un assemblaggio di idee dei progetti che precedono quegli anni.
Le opere esposte ad Amalfi sono una risposta all’eccessiva enfasi data ai materiali nella loro oggettualità e alla progressiva spettacolarizzazione del gesto artistico che veniva anche proposto nell’Arte povera.
L'elemento più importante nella vita di Boetti, come già accennato, rimane comunque la passione per l'Oriente e i numerosi viaggi. Già in altri articoli ho trattato la parentesi dell'artista "viaggiatore", che è un motivo ricorrente nelle biografie di tutti gli artisti, a prescindere dall'epoca in cui operano, e ovviamente anche Boetti non è da meno.
Tra gli anni Sessanta e Settanta tanti giovani ricercano una nuova dimensione di vita, ma l'esperienza di Boetti, a differenza di altri, ha decisamente i caratteri della ricerca personale: il 15 marzo del 1971 parte per quello che sarà il primo di numerosissimi soggiorni in Afghanistan.
Durante questo primo soggiorno, l'artista non entra solo in contatto con una nuova dimensione di vita, ma anche con la tradizione locale del ricamo e della tessitura, che lo riportano ai ricordi d'infanzia, quando la madre era a capo di un gruppo di ricamatrici di corredi matrimoniali.
Grazie a questo felice ricordo, l'artista progetta il suo primo ricamo: 16 dicembre 2040 e 11 luglio 2023 (1971): 16 dicembre è il centenario della nascita di Boetti e 11 luglio 2023 la data presunta di morte, derivante da un calcolo ipotetico basato sulla durata media dell'esistenza umana.
La cosa interessante di questo primo ricamo, commissionato alle ricamatrici del luogo, è che queste, senza comprendere il significato delle date, decorano i prodotti con il gusto estetico che riconduce alla concezione del tipico manufatto popolare a motivi floreali.
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| Alighiero Boetti, 16 dicembre 2040 e 11 luglio 2023, 1971 |
Nello stesso anno, l'artista spinto dal grande amore per questa terra, concretizza il desiderio di immergersi appieno in questa realtà, aprendo il One Hotel a Kabul.
L'albergo sorge nell'ex sede del consolato dell'Indonesia: si tratta di una piccola villa con giardino che ospita ora undici stanze. Il luogo diventa un punto fisso per Boetti che da qui in poi vi soggiorna almeno due volte all'anno per non meno di un mese e proprio grazie all'assidua frequentazione di Kabul nascono le prime Mappe.
Boetti è infatti anche un grandissimo appassionato di mappe e già qualche anno prima realizza delle lastre con i confini di alcuni stati in guerra in quel momento.
Il confine dello stato, la circoscrizione di un dato luogo e il conseguente cambiamento di tali confini dettati da guerre o altro, sono temi che ispirano Boetti.
Per dar vita però a quella che sarà la prima Mappa (1971-1972) si affida alla mano esperta del disegnatore e stampatore Rinaldo Rossi.
Una volta tracciato il disegno a Torino, Boetti parte in direzione di Kabul nel settembre del 1971 dove affida il modello alla direttrice della scuola reale di ricamo. Il lavoro è molto lungo e le ricamatrici impiegano un anno prima di finire l'opera.
Tornato in Italia, nell’autunno dello stesso anno, Boetti si trasferisce da Torino a Roma presentando l'opera al pubblico della Galleria Sperone-Fischer.
La tendenza concettuale del tempo sfocia però in reazioni negative da parte del pubblico che non riesce a capire l’ornamento eccessivo e il senso di “spreco” di tempo nella realizzazione.
Nel frattempo l'Afghanistan è scenario di numerose guerre e il ciclo delle Mappe è interrotto, riprendendo soltanto negli anni Ottanta.
Le frasi che incorniciano questi lavori rendono i manufatti degli unicum e alcune delle Mappe successive entrano addirittura in Italia con i bordi completamente spogli a causa dei conflitti e del trasferimento di diverse ricamatrici in altri paesi come rifugiate di guerra. Importante è quindi anche l'identità storica di questi manufatti.
Sempre rifacendosi all'arte del ricamo fra le opere più emblematiche della carriera artistica dell'artista troviamo i suoi arazzetti 4x4, anche se l'opera che precede questi lavori è rappresentata da Ordine e Disordine, una scritta impressa con vernice a spruzzo sulla parete, che riporta lo stesso schema degli arazzi.
La versione a ricamo dell’opera ha come base lo stesso gioco linguistico appunto.
Gli arazzetti sono percepiti dal pubblico prima come un insieme di segni, poi come lettere ed infine il fruitore cercherà di ricostruire il messaggio dando coerenza linguistica al contenuto che non segue nessun senso preciso.
I concetti di ordine e disordine, la struttura a scacchiera, l’incontro con l’Oriente e l’aspetto ludico della creazione sono elementi che Boetti prende da un artista che per lui è sempre stato grande fonte di ispirazione: Paul Klee.
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| Paul Klee, Dapprima innalzatosi dal grigiore della notte, 1918 |
Nel frattempo Kabul diventa scenario di sempre più numerose guerre e l'ultimo viaggio dell'artista lo registriamo nel 1979: poi l'invasione sovietica e il progressivo dilagare del conflitto bellico nella regione, costringono Boetti a chiudere il One Hotel e a lasciare il paese.
Dobbiamo attendere il 1986 prima di registrare un'evoluzione significativa dei ricami Ordine e Disordine, ma una volta giunta la ripresa della produzione degli arazzetti, questa si intensifica immediatamente con opere più grandi, giungendo a concepire strutture a griglia sempre più complesse.
La novità principale di queste opere consiste nell’incremento delle caselle disponibili, fino a seicentoventicinque. Una delle frasi più ricorrenti è venticinque per venticinque seicentoventicinque ospitata in una casella di dimensione 25x25.
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| Alighiero Beotti, Senza Titolo |
Le ultime opere dell’artista sono dei tappeti colmi di significato, un po' a raccontare tutta la sua vita e la sua carriera artistica. Chiamati senza titolo, rappresentano tutti elementi fondamentali nella vita di Boetti.
Partendo dall’esterno, hanno tutti una sottile banda di colore blu, a questa segue una fascia decorata con il motivo di una catena montuosa multicolore, come quelle viste in Afghanistan.
La terza bordatura ospita una scritta in persiano. La quarta fascia dei semicerchi dalla cui combinazione nascono delle forme gialle e rosse simili a rombi. La quinta invece è arricchita dalla presenza di ciottoli di fiumi bianchi su fondo grigio.
Nella sesta fascia troviamo un motivo mutato da opere precedenti: delle sagome di rane di colore giallo, su fondo rosso messe in posizione speculare.
Alighiero Boetti si spegne a Roma il 24 aprile 1994, a differenza di quanto aveva felicemente ipotizzato nel suo primo ricamo.
Le opere dell'artista, così come Federica Stevanin ricorda nel suo libro Alighiero e Boetti, Ricami e Tappeti:
sono affascinanti enigmi da decifrare per poter ambire ad una comprensione delle cose, ma anche un linguaggio capace di superare le barriere linguistiche e per questo accessibile a tutti. 1
1. Federica Stevanin, Alighiero e Boetti, Ricami e Tappeti, Cleup editrice, Padova, 2015, pp. 146
Chiara Bazzotti






Grande descrizione .....complimenti
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