I tormentati autoritratti di Vincent Van Gogh

Nella storia dell'arte, numerosissimi sono i dipinti che hanno visto l'autore stesso dell'opera come protagonista. 
Tipologia di pittura completamente sconosciuta all'arte antica, l'autoritratto ha cominciato ad essere ampiamente utilizzato nel periodo medioevale, grazie ai pittori italiani e dell'Europa settentrionale.
Numerosi sono gli artisti che si dedicano alla raffigurazione della propria immagine, ma fra coloro che maggiormente si rivolgono a tale pratica troviamo Albercht Dürer, Rembrandt e Van Gogh.

L'autoritratto può identificarsi come voluto narcisismo per alcuni artisti, ma se analizziamo le opere di Vincent Van Gogh, questi, nell'esercizio della propria immagine, rappresenta un sentimento di sofferenza, disagio e solitudine, quasi come se impossibilitato a trovare modelli se non egli stesso.
Autore di numerosissime opere, nasce nel 1853 a Zundert, un piccolo comune a sud dell'Olanda.
Trascorre la vita in solitudine, soffrendo di disturbi mentali che lo portano, all'età di 37 anni, alla morte. L'artista si spara con un'arma da fuoco, anche se alcune recenti ricerche hanno rivisto questo triste finale, forse portato a termine da terzi.

Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1889


Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1888


Come moltissimi altri artisti, Van Gogh si avvicina da piccolo alla pittura e incontra subito l'opposizione del padre. A sedici anni, obbligato dai genitori a trovare un mestiere, viene persuaso dallo zio ad entrare come collaboratore nella galleria d'arte dell'Aia della Goupil & Co, una notissima casa d'arte appartenente allo stesso zio.
Nel 1873, viene inviato alla succursale di Londra: qui l'artista è pieno di entusiasmo per la città che già conosce molto bene grazie ai romanzi di Dickens.
In questa città l'artista incontra anche le prime delusioni, amorose dapprima, che lo obbligano a tornare dalla famiglia e che conducono alla disfatta lavorativa, con il successivo licenziamento nel 1876.
Van Gogh si rintana così nei suoi amati libri e comincia un lungo studio della Bibbia. Si dedica alla teologia, seguendo le orme del padre, pastore calvinista, ma dopo il fallimento dei primi esami sente di aver percorso nuovamente un cammino sbagliato.
Diventa minatore in una delle regioni più miserabili del Belgio, e si dedica alla predicazione in questo ambiente ostile, dove divampano le epidemie fra i lavoratori e i salari sono ridotti al minimo. 
In questo periodo buio e di totale sconforto ritrova l'arte che aveva studiato da piccolo. 

Fra il 1886 e il 1889 esegue ben trentasette autoritratti dove le pennellate veloci e turbolenti descrivono perfettamente lo stato d'animo di perenne inquietudine e tormento.

Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1889


Van Gogh sperimenta la propria arte per tutta la sua vita: si dedica a soggetti di carattere naturalista, paesaggi, fiori, tutto ciò che la campagna attorno a lui gli offre, ma cosa possiamo intuire da questi autoritratti?
Sono le opere più forti dell'artista, quelle che parlano del proprio Io più nascosto, ma cosa si trova dietro questa tormentata pratica? Un uomo disperato che imprime sulla tela il proprio malessere?
Per Van Gogh celebrare la propria immagine non vuol dire elevarsi, ma è un approccio sicuramente terapeutico ed è proprio questo che rende le sue opere così espressive.
Non è l'ammirazione del proprio Io a spingerlo verso lo studio del suo volto, ma è una necessità dettata dalla ricerca di una cura, individuando nello studio della propria solitudine la strada per una possibile guarigione.
Van Gogh non ci da una spiegazione a tali pitture, non ci lascia documenti scritti per aiutarci nell'interpretazione, sappiamo solo essere un individuo, prima che artista, accecato dal dolore e dalla sofferenza, vittima dei suoi stessi giochi perversi.
Unica testimonianza di ciò sono le lettere, numerosissime, che per tutta la vita scrive a Theo, suo fratello. 

La pittura, la solitudine, la campagna, l'affetto sicuro di un parente lontano, queste sono le uniche cose che davvero contano per Van Gogh, e che lo accompagnano fino al suo ultimo giorno di vita.


Chiara Bazzotti

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