Il genio poliedrico di Mariano Fortuny
La sua fondazione risale al XV secolo per volere della famiglia Pesaro, che vi ha vissuto fino al XVII secolo per poi trasferirsi nella famosa Ca’ Pesaro.
Il nome attuale dell’edificio appartiene al suo ultimo proprietario: l’artista Mariano Fortuny y Madrazo.
Mariano è pittore, stilista, scenografo, un vero e proprio virtuoso delle arti, nato a Granada nel 1871.
All’età di tre anni rimane orfano da parte di padre, il pittore Maria Fortuny y Marsal, e con la madre si trasferisce a Parigi, dove per la prima volta si avvicina alla pittura. Nel 1889 si sposta a Venezia, stabilendo il suo laboratorio nell’allora Palazzo Pesaro Orfei.
Lavorando nel suo laboratorio, espande tutta la sua creatività all’intera dimora, decorandone le pareti con stoffe e dipinti.
Ed è proprio la passione per queste stoffe, ereditata dalla madre che ne è un’appassionata collezionista, che porta Mariano ad avvicinarsi a questo mondo.
Le stoffe e gli abiti di pregio che crea gli recano subito grande fama, non solo nella città lagunare, ma anche nelle più importanti capitali d’Europa.
Grande studioso di arte, trova ispirazione nell’antica Grecia, rivisitando in chiave moderna gli antichi tessuti indossati dalle korai.
I colori della città, i riflessi delle luci sui canali, la decadenza stessa di una Venezia che ormai aveva perso il suo splendore, furono il mix perfetto per portare l’artista alla creazione di opere incredibili.
Grandissimo viaggiatore, in alcuni dei suoi tessuti riporta quel gusto catalano dei motivi decorativi che fanno parte della sua eredità, fondendo anche i simboli della cultura celtica, fortemente connessi a quella che era all’epoca l’Art Nouveau in Europa e lo stile Liberty in Italia.
Realizza così i suoi primi Delphos: abiti lavorati con sottilissime plisettature, brevettando egli stesso il plissé, nel 1909.
L’abito, che prende ispirazione direttamente dalla celebre scultura bronzea dell’Auriga di Delfi, è pensato come una veste da casa: seguendo le curve dei corpi libera la donna dalla schiavitù che fino ad allora l’aveva obbligata dentro corsetti e bustini.
Fortuny realizza abiti per donne emancipate, libere, indipendenti, indossati da alcune di queste, fra cui la la danzatrice Isadora Duncan e l’attrice Eleonora Duse, anche in pubblico, con l’ausilio di una sopravveste di garza semitrasparente, sempre prodotta dallo stesso Fortuny.
Questi abiti sono prodotti nei più svariati colori, sempre in monocromo, andando a giocare con la superficie brillante e cangiante del materiale utilizzato: la seta.
Le sopravvesti, realizzate con una linea molto semplice e indossate sopra il Delphos, sono decorate con motivi dorati, a ricordare il gusto della tradizione catalana e orientale.
La tecnica della plissettatura viene realizzata da Fortuny tramite l’uso di stampi di cartone tra i quali veniva inserita la stoffa pieghettata che veniva poi cotta in bagni di vapore.
Oggi, all’interno della casa diventata museo dopo esser stata ceduta alla città di Venezia da parte della moglie, possiamo trovare una vasta collezione di abiti, non solo prodotti da Mariano, ma anche derivanti dalla collezione della madre.
L’ormai Museo Fortuny, che noi oggi possiamo visitare, è un luogo magico, quindi non posso fare altro che consigliarvi una visita e lasciarvi affascinare da questo meraviglioso museo.
Chiara Bazzotti






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