La corrente liberty italiana: Galileo Chini

Galileo Chini - Festa dell'ultimo dell'anno a Bangkok, 1911-1913

Artista fiorentino dei primi del 900, Galileo Chini è tra i pionieri dell’arte Liberty in Italia.
Nel suo percorso artistico non si dedica solo alla pittura, ma anche alla scenografia, al restauro e alla lavorazione della ceramica. Nato il 2 dicembre 1873 a Firenze, è un artista autodidatta: non si diploma all’Accademia ma segue solo alcuni corsi di Decorazione presso la Scuola d’Arte di Santa Croce e frequenta saltuariamente, dal 1895 al 1897, la Scuola Libera di Nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Si dedica dapprima al restauro presso l'impresa di restauro dello zio, per poi fondare, nel 1896, insieme a quattro soci, la manifattura “Arte della ceramica”. L’idea di Galileo è quella di rilevare un’antica fabbrica di ceramiche fiorentina e creare qualcosa di innovativo: ispirandosi al cosiddetto “Favrill Glass”, ideato da Louis Comfort Tiffany, che realizzava diversi oggetti in vetro opalescente a iridescenza metalliche, comincia a sperimentare sulle proprie ceramiche effetti simili.
I prodotti creati riscuotono fin da subito grande successo: brocche, piatti, vasi, tutti manufatti di grande pregio e raffinatezza che portano l’artista e i suoi collaboratori ad esportare nei mercati europei e statunitensi. Causa alcuni conflitti con i propri soci Galielo si allontana da questa realtà per fondare, nel 1906, insieme al cugino Chino, le “Fornaci di San Lorenzo”.
Le Fornaci, a differenza dell’Arte della Ceramica, diventano un luogo di progettazione: l'ingegno e la creatività dei due cugini trova spazio nella creazione non solo di eccellenti maioliche, ma anche nella realizzazione di oggetti di mobilio, vetrate e componenti di arredo decorati fin nei minimi dettagli, arrivando ad esporre, già nello stesso anno di fondazione, all’Esposizione di Milano.


Ai motivi vegetali dei suoi esordi, si aggiungono nuovi soggetti e forme più particolari, spostandosi verso linee geometriche e soggetti zoomorfi. In questa fase il gusto Decò dell'artista si fa strada inserendo tonalità dorate e argentate alle sue opere.
Nel 1909 assume l’incarico di docenza per la cattedra di Pittura presso l’Accademia Libera di Roma e nel 1915 prende posto presso quella di Ornato di Scenografia a Firenze. Nello stesso anno comincia a lavorare come scenografo, collaborando anche con Puccini e creando magnifici fondali per la Turandot del 1924.
Il 1910 per l’artista è un anno di svolta: il Re del Siam, Rama Quinto, dopo aver osservato il suo lavoro presso la Biennale di Venezia, alla quale partecipa in più annate, lo invita ad affrescare alcune stanze del suo palazzo a Bangkok. Nessun documento testimonia l’incontro fra l'artista e il Re, sappiamo solo che alla VII Biennale di Venezia Galileo decora la Sala del Sogno e che il re in visita ne rimane estasiato.
I due non si mettono però in contatto subito ma dopo alcuni anni; testimonianza di ciò è un documento che ci conferma che Chini accetta con gran piacere l’incarico per centocinquantamila franchi. L’avventura nel Siam è incredibile per l’artista, che inizialmente si trova a dover fare diversi soggiorni con il solo intento di sperimentare la risposta dei colori al clima totalmente diverso da quello europeo. Prima di occuparsi della commissione data, Galileo, insieme ai suoi collaboratori, si dedica a numerose escursioni in luoghi di pregio artistico con l'obiettivo di comprendere l’arte del luogo, scoprendo templi e antiche pagode conservati a Ayutthaya, la vecchia capitale del Siam. Quest’avventura porta alla creazione di un palazzo incredibile, il Palazzo del Trono, realizzato con marmi proveniente dall’Italia, che mantiene le caratteristiche dell’architettura orientale, ispirandosi però alle linee severe del neoclassicismo romano del tempo. Qui Chini affresca il Prah-ti-Nam, la Sala del Trono, raccontando la storia degli ultimi sei re del Siam.

Palazzo del Trono, Bangkok, Thailandia

Affreschi nella sala del trono, c.a. 1910, Palazzo del Trono, Bangkok, Thailandia

Rientrato dall’Oriente moltissimi sono gli incarichi per l’artista, così decide di abbandonare la conduzione della manifattura, cedendola ai figli del cugino Chino, che nel frattempo è deceduto.
Nel 1927 ritorna alla docenza ottenendo  la cattedra di Decorazione Pittorica presso la Reale Scuola d’Architettura di Firenze, fino a lasciare completamente l’attività di insegnante nel 1938 per limiti di età. Negli ultimi anni della sua vita si dedica a diverse mostre personali, arrivando nel 1956 ad esporre a Bogotà, in Colombia.
Il 23 agosto dello stesso anno l’artista muore nella sua casa di via del Ghirlandaio 52, a Firenze.
Oggi Galileo Chini, non è una figura molto nota, l’artista infatti nei decenni successivi alla sua morta è apprezzato sicuramente, ma solo da una stretta cerchia di personaggi noti, fra cui il regista Luchino Visconti che ne è un appassionato estimatore. Negli ultimi anni l’opera di Chini è stata giustamente rivalutata, dando all’artista la fama da sempre meritata, due infatti sono le mostre più recenti: la prima presso la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, nel 2006 e l’ultima presso il Palazzo Pretorio di Pontedera conclusa nell’aprile del 2019.


Chiara Bazzotti

Commenti

Post più popolari