Per un'architettura ecologica: Paolo Soleri e Arcosanti
Paolo Soleri nasce a Torino il 21 giugno 1919. Nel 1946 si laurea in Architettura al Politecnico di Torino e subito dopo si sposta negli Stati Uniti lavorando presso lo studio di Frank Lloyd Wright, a Taliesin West. |
Pochi anni dopo, causa alcune divergenze con il maestro, torna in Italia e progetta una delle poche opere oggi visibili nel nostro paese: la fabbrica di ceramiche “Solimene” a Vietri sul Mare.
Da questa esperienza Soleri si lega molto al mondo dell’artigianato e della ceramica.
Nel 1955 torna negli Stati Uniti, precisamente in Arizona, a Paradise Valley, dove si trasferisce definitivamente.
In questo luogo suggestivo comincia a progettare alcune opere di stampo organico, fra cui anche il suo studio e la fabbrica di ceramiche.
Nel 1961 nasce un ambizioso progetto: Cosanti, una vera e propria Fondazione che riflettere sulla possibilità di creare ambienti che possano far intrecciare la vita dell’uomo a quella della natura.
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| Paolo Soleri, schizzi di arcologie |
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Paolo Soleri, Ceramic Studio, Cosanti, 1956-1974
Segue con molta passione questa sua intuizione e progetta le abitazioni di questo nuovo prototipo di cittadina secondo il principio delle Earth Houses: case realizzate scavando il suolo, ricoprendo le buche e sfruttando il maggior volume della terra rimossa per gettare il calcestruzzo. Quando il calcestruzzo fa presa, si toglie il terreno e si consolidano le pareti perimetrali; ciò permette di realizzare costruzioni facenti parte del terreno stesso, implicando un contatto diretto con il paesaggio.
L’invenzione di queste abitazioni è un passaggio fondamentale nella carriera dell’architetto, questa stessa tecnica è alla base del progetto che lo accompagnerà fino all’ultimo giorno della sua vita.
Nel 1965, infatti, Soleri presenta sulla rivista «L’architecture d’Aujourd’hui», i fogli preparatori per la costruzione di una grande struttura, una nuova sede per la Fondazione Cosanti: Arcosanti.
La nuova sede è un prototipo delle Arcologie, «organismi architettonici che per il loro carattere e la loro dimensione sono valutabili dal punto di vista dell’ecologia».[1]
Nel 1968 i disegni delle architetture pensate da Soleri, vengono prima pubblicati sulla rivista stessa per poi essere divulgati sul libro Arcology: The city in the image of Man, edito nel 1969.
Il progetto si presenta dunque come un modello totalmente nuovo di città e soprattutto come un modello abitativo non tradizionale.
Nello stesso anno di pubblicazione sulla rivista, su un terreno posto a sessanta miglia a nord di Phoenix, comincia i lavori per questa grande struttura.
Acquista così sessanta acri di terreno e ottiene la concessione per lo sfruttamento di altri ottocento acri confinanti.
Il progetto prevede la costruzione di due grandi strutture per circa 5.000 abitanti: qui le automobili sono escluse e ogni luogo è pensato per essere facilmente raggiungibile a piedi.
Per la realizzazione di questa grande impresa, basata sempre sul principio delle Earth Houses, non ricerca alcuna manodopera specializzata, per rimanere in linea con il suo pensiero. L’esperienza pratica di contatto diretto con il progetto, e il luogo stesso, fanno maturare nel volontario la capacità di eseguire il lavoro richiesto.
Parliamo di volontariato proprio perché qualsiasi luogo ad Arcosanti è stato costruito da giovani studenti e non, provenienti da tutto il mondo, che hanno deciso di lasciare qui il loro importante contributo. Proprio per questo possiamo dire che il progetto diventa dunque un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove, attraverso il costruire, ci si può immergere nella pratica stessa del fare architettura.
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| Paolo Soleri, Arcosanti |
Oggi la Fondazione continua a promuovere la costruzione dell’insediamento e porta avanti numerosi progetti educativi. La cittadina, infatti, attualmente ospita novanta persone e a esse si sommano chi viene da fuori per programmi di workshop.
L’intera struttura, pensata per permettere agli abitanti di non perdere troppo tempo nei loro spostamenti, determina una grande vicinanza con l’ambiente esterno.
La natura deve essere, da chi la vive, accessibile e raggiungibile, deve “lavorare” dunque in sinergia con le costruzioni stesse. Rendere la natura facilmente accessibile riporta Soleri ai suoi ricordi d’infanzia, quando ancora viveva a Torino e poteva facilmente raggiungere la collina, i laghi di Avigliana e le Alpi.
La natura che Soleri porta ad Arcosanti vive di un ricordo italiano molto forte: i cipressi e gli ulivi che fa crescere qui sono una vera e propria operazione paesaggistica, cercando di riprodurre una sorta di oasi nel deserto arido dell’Arizona.
La vita nel luogo, come accennato prima, deve avvenire senza grandi spostamenti. Chi vive qui deve svegliarsi la mattina, salire o scendere per andare a lavorare, nutrirsi dei prodotti delle serre vicine, per poi raggiungere, con estrema facilità, altri luoghi; questo è ciò che il cittadino è portato a fare.
In questa visione di vita, l’automobile, ormai diventata nelle nostre vite necessaria per qualsiasi spostamento, diventa obsoleta e risulta più facile e agevole spostarsi a piedi, riducendo i tempi di viaggio e l’inquinamento.
Gli abitanti del luogo, consapevoli della precarietà delle risorse, si impegnano ai fini di sviluppare una città che sia autosufficienza dal punto di vista energetico: i pannelli solari fotovoltaici riescono a produrre l’energia necessaria per coprire il fabbisogno della comunità.
Per gli spazi comuni vengono invece utilizzate lampade a energia solare e ogni persona è dotata di una torcia che utilizza per spostarsi quando è sera.
La bellezza di questa terra strega un visitatore di passaggio e conquista chi decide di vive qui per qualche tempo.
Tutti i workshop organizzati danno la possibilità di far riflettere sulla fatica di sostenere scelte di vita così radicali e sulla coerenza del pensiero che ormai da cinque decenni continua a conquistare chi visita questo luogo.
Arcosanti è una cittadina abitata da individui che con il tempo sono arrivati fin qui per provare a vivere appieno un’alternativa di vita possibile.
Vivere e far parte di questo mondo, seppur complicato e affascinante allo stesso tempo, ci fa capire che vi sono realmente modi diversi di abitare le nostre città.
Il concetto di Arcologia racchiude in sé l’idea della necessità di un cambiamento di coscienza e di atteggiamento, la percezione del fatto che il nostro attuale modo di vivere è probabilmente, anzi sicuramente, non etico.
Arrivati a questa consapevolezza dovremmo sforzarci, cambiare il nostro stile di vita in vista di una prospettiva più sostenibile, perché sappiamo molto bene tutti che questa è l’unica soluzione possibile per disfarci nel minor tempo di tutti gli scheletri che nell’ultimo secolo abbiamo nascosto dentro i nostri armadi.
Chiara Bazzotti





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